
In realtà, José Saramago ci andò vicino ma non fu mai formalmente colpito da una scomunica canonica da parte della Chiesa cattolica. L’espressione viene però spesso usata per descrivere la dura condanna morale del Vaticano, con la Santa Sede che definì Saramago un ideologo antireligioso, accusandolo di banalizzare il sacro e di portare avanti un attacco politico e ideologico contro la fede cattolica. Tanto che anche il governo del Portogallo si associò bloccando la candidatura del libro al Premio Letterario Europeo nel 1992, e spingendo lo scrittore a lasciare il Paese per trasferirsi a Lanzarote. Perchè il Cristo di Saramago è profondamente umano e fragile, così come è critico verso il disegno divino.
Un Gesù che non riesce a perdonare al padre Giuseppe di non aver fatto nulla per salvare le vittime della strage dei bambini di Erode, che non perdona neanche la Madonna rea di aver messo in dubbio la sua parola di fronte alla rivelazione ricevuta nel deserto di essere il figlio di Dio, che vive per anni da pastore insieme al Diavolo e ne apprezza la benevolenza e i valori, che si innamora perdutamente e anche fisicamente di Maria prostituta a Magdala, che fa miracoli coi pani e i pesci e il vino, e guarisce i malati quasi malvolentieri quando comprende che ciò accade solo per la volontà di Dio di realizzare un suo personalissimo piano. Piano di cui egli è solo una pedina che non può rifiutarsi.
Un Gesù che, confrontando Dio sulle sue intenzioni che lo riguardano, viene infine messo al corrente di tutto. Un Dio frustrato dal fatto che, nonostante sia egli il creatore di tutti i mondi e le genti, si ritrova a essere adorato solo da un minuscolo popolo eletto tra le aride terre di Palestina. Vuole di più. Vuole diffondersi tra i Gentili di tutto il mondo, come e più delle altre religioni concorrenti. Il piano è di ottenere ciò tramite il suo martire, la sua parola tra le genti e il suo sacrificio, da allora e nei secoli a venire. Con la complicità cosciente del Diavolo, quasi pari e correo. A tal fine ci saranno anche infinite persecuzioni, guerre sante, il Santo Uffizio e i suoi roghi, tantissimi morti. Il fine giustifica.
E di fronte a questa narrazione del divino e dei suoi obiettivi ultimi, si può ben comprendere l’indignazione della Chiesa e del potere tutto che a essa si riferisce. Fossi stato Papa, l’avrei scomunicato subito anch’io il buon Saramago. Quanta assurdità e insolenza c’è anche solo nell’ipotizzare che tutta la nostra fede millenaria non sia altro che una manovra di potere che si perpetua nei secoli dei secoli! E quanta presunzione nell’immaginare il buon Gesù di Saramago comprendere tutto ciò nella sua atrocità e, seppure impotente, preferire infine di morire come il re dei Giudei piuttosto che come il figlio di Dio. Questo almeno gli è concesso nella ‘favola’ di Saramago, atto ultimo di dignità.
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Anche su Goodreads (25/07/2026) al link:
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