Scrooge


Ebenezer Scrooge ed il batacchio.

Lo scorso Natale volli celebrarlo leggendo la breve e preziosa novella di Charles Dickens del 1843 dal nome ‘Il canto di natale’ ossia ‘A christmas carol’. E poi mi spupazzai anche la bella versione animata della Disney con la regia di Robert Zemeckis, quello di ‘Forrest Gump’ per intenderci. Fu una esperienza molto bella, quasi catartica.

Conosciamo tutti la storia. Ebenezer Scrooge viene svegliato nel cuore della notte di Natale da spiriti che gli rivelano quanto la sua vita sia stata miserabile, con le opportunità sprecate nel suo passato per renderla migliore e la sua presente povertà di spirito. E gli mostrano il suo triste futuro se non affronterà un percorso di redenzione.

E seguendone la storia, ci si può ritrovare a pensare alla propria esistenza. Alcuni di noi fanno l’errore di Scrooge. Affrontano la vita sulla difensiva, minimizzano i rischi per evitare le sofferenze, e si chiudono pian piano in un guscio che li protegge, si, ma anche li esclude dal mondo dei sentimenti, li lascia scivolare lungo una vita tranquilla, ma misera.

Altri invece non hanno queste paure. Vivono con coraggio le proprie speranze, i propri desideri. Provano, sbagliano e si feriscono, e ricominciano. Vivono appieno il mondo dei sentimenti, e donano vita e amore a chi li circonda rendendoli migliori. Sono queste le persone che si vogliono accanto, affinché ci contagino della gioia di vivere.


—ooo0ooo—

Da Goodreads su “Il canto di Natale” di Charles Dickens:

Buon Natale, Scrooge!

Leggerlo per il Natale, questo mi ero ripromesso e mi piace averlo fatto. Scoprendo un gioiellino oltre lo stile, pur delizioso, che ci parla di noi.

Ciascuno di noi che in realtà è un po’ Scrooge. Nella mente abbiamo tutti ricordi giovanili di entusiasmi e speranze, ideali e buoni propositi, compagni ed amori sinceri. Che col tempo mettiamo da parte, perdiamo e infine rinneghiamo per un pur naturale senso di amor proprio e protezione. Fino ad un presente disilluso, ogni giorno più stanco.

La via, la fine del percorso, può essere il nulla, la solitudine. Che ci permette, è vero, di non ferirci, ma ugualmente non ci arricchisce più. E’ un pericolo reale, è un pericolo mortale. Anche se, come per Scrooge, ogni giorno in realtà è una occasione, per cambiare questo finale. Certo, farlo a Natale ha il suo fascino, e Dickens lo ha ben raccontato.

Alla fine, insieme a queste riflessioni, nella mente resta l’immagine di Scrooge sorpreso dalla sua risata, che osserva con occhi nuovi il batacchio della sua porta e il mondo intero, e il suo nuovo e sincero…

Buon Natale!

Roma, 25 Dicembre 2017 – Leggimi anche su
https://www.goodreads.com/review/show/2222924367


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