La moto, o quasi

Con Stefania (Salina, 2005).

La moto è una di quelle cose che non sono accadute. Non che non la desiderassi, come tutti i ragazzi di quei tempi, ma sembrava essere un problema insormontabile in famiglia. Con quel pizzico di fato contrario che a volte non mi manca, mio padre, giovane scooterista, tenne tra le braccia in punto di morte il suo miglior amico dopo un incidente e promise a se stesso e al mondo che i suoi figli non avrebbero corso questi rischi. E così, mentre gli amici passavano ad uno ad uno dalla mitica bici Torpado Cross ai Ciao e ai Boxer e ancor più su di modello, al primogenito fu negata questa soddisfazione. Ci ho provato, naturalmente, una battaglia portata avanti con metodo ma evidentemente con la solita correttezza da bravo figliolo, e man mano sempre meno virulenta avvicinandomi all’età della macchina, che avrei potuto usare come promesso. Gli altri fratelli e sorelle, naturalmente, riuscirono ad imporsi, a partire dalla sorella ribelle. Aperta la breccia, la moto non fu più un problema per gli altri ed il retrobottega aveva sempre la sua moto parcheggiata. Ma io passai quella mano, come altre.

Mi è rimasta sempre questa fantasia, ma magari non così determinata. Soldi non ce ne erano fino alla laurea, solo per i libri, e dopo col lavoro comprai la mia bella Audi 80. Sarebbero stati utili amici motorizzati che mi avessero coinvolto a pulire candele e a modificare carburatori, ma noi facevamo altro come la musica o la disperazione esistenziale. Eppure ci furono episodi memorabili, come quando con Luis e la sua moto andammo in Sardegna, io naturalmente dietro con lo zaino. Per le strade di campagna oltre l’imbrunire, con una torcia in mano o legata allo zaino a simulare improbabili luci di posizione e infine senza benzina, a piedi fino al paese ove fummo accolti e rifocillati. O quella volta sull’isola di Salina che azzardai il noleggio di uno scooter per la giornata. Non scorderò quella curva a sinistra in cui continuavo a non riuscire ad allontanarmi dalla striscia centrale mentre un torpedone usciva all’improvviso dal costone. Lo sfiorai, e la giornata fu bellissima su e giù per le frazioni dell’isola e le spiagge, Stefania era così contenta e, naturalmente, non seppe mai quanto tutto fosse stato una vera avventura.

Il tempo passa, e questo desiderio non se ne va. Ogni tanto ne parlo con Dino, amico più che parente, medico e appassionato motociclista, che mi guarda perplesso e preoccupato. ‘Guarda che è complicato guidare per Roma, e molto pericoloso. Quando facevo le ambulanze ne ho tirati su tanti, anche esperti. E tu non lo sei’. E’ vero, non lo sono, ma imparerei facilmente come ogni volta che ho provato qualcosa. Non mi sono mai iniziato ad esserlo, trovando al solito motivi e argomenti di rinuncia. Ma a Salina, con la moto e la pupa, fui il cavaliere che a volte non sono, colui che affronta quel pizzico di rischio necessario nella vita e ne trae orgoglio e gioia. Ora arriva un altro anno, che voleva essere un anno di svolta e che lo sarà comunque. Quasi quasi tra i propositi ci infilo una moto, anche per la pupa. Si preoccuperanno tutti perché ho un’età, ma ricordo il mio famoso relatore di tesi quando, più o meno all’età mia di oggi, ci annunciò che sarebbe andato a provare dei lanci col paracadute. Alle nostre preoccupazioni, ci guardò ironicamente dubbioso e ci domandò: ‘Dite che devo aspettare un poco?’.

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