Natale

Giochi di Natale (Roma, 1971).

Il Natale in realtà è tanti natali, modi diversi di sentirsi coinvolti in una atmosfera comunque importante che ci riporta ad emozioni e suggestioni particolari. Diversi perché legati a diversi periodi della nostra vita, diversi perché siamo diversi noi nel momento in cui veniamo colti da questa ricorrenza. Che naturalmente per i più non ha quasi alcun significato religioso, ma porta invece a riflettere sulla condizione dei propri affetti. Sul loro stato di salute, e sul desiderio che abbiamo di celebrarli o di rinnegarli.

I natali più belli sono naturalmente quelli dei bambini, di quando lo eravamo noi. Che lo attendevamo con molto anticipo. Erano i tempi in cui i regali non fioccavano durante tutto l’anno, semplicemente ad un capriccio, ma si ricevevano solo in quell’occorrenza. E potevi anche sceglierlo, scrivere la tua letterina davvero convinto che quella notte qualcuno l’avrebbe letta, e scelto dal sacco la tua scatola. Si faceva fatica a dormire, si preparava una torcia per le ispezioni, e non lo si beccava mai questo signore gentile.

Erano anche i natali delle famiglie, in cui finalmente potevi ritrovare i tuoi cugini, sgraffignare un pezzo di pasta cruda mentre veniva stesa, mangiare piatti che vedevi solo in quei giorni e poi passare la giornata al tavolo del gioco. E avevi addirittura delle monete da gestire, esaltarti felice per una vincita o deprimerti per la sorte avversa. Peppe, a gran richiesta, era il maestro di cerimonie del mercanti in fiera con un teatro di storie per la platea divertita, che a volte portavano ad un buon acquisto, altre alla fregatura.

C’è poi la stagione dei natali per figli e nipoti. Si son persi i parenti dell’infanzia, e si è protagonisti dell’organizzazione al servizio dei nuovi bambini. Sei tu a fare i regali, a indossare sudando il vestito rosso, ed i bambini sono più scaltri. Sono investiti da decine di giocattoli, anche troppo eccitati. Aprono i pacchi, osservano a malapena di cosa si tratta, poi li mettono nel loro sacco e ne cercano ancora. La gara è a chi ne riceve di più, e poi a casa li abbandoneranno all’ingresso, ne useranno due o tre, riempiranno la loro stanza.

Gli adulti sono un poco stressati. La coabitazione forzata per molte ore fa emergere le tensioni accumulate nel tempo di una vita. Non c’è complicità, più che altro ci si sopporta. E lo si fa per i bimbi, per i nonni. Prima o poi qualcuno comincia ad organizzarsi alternativamente, a fare solo la classica scappata. Se si riesce ad organizzare un qualche gioco, non dura molto, le nottate sono lontane. I bambini sono ormai avidi, familiari con i soldi, pretendono la vincita. Lo spirito divertito e sorpreso di altri tempi è scomparso.

E pian piano ci si ritrova nei natali stanchi. I nipoti sono troppo grandi per festeggiare con la grande famiglia. Riceveranno buste con denaro perché nessuno ha più voglia di sbattersi per pensare a qualcosa. Tra i grandi invece non se ne scambiano affatto, anni e anni di valutazioni e comparazioni dato/avuto hanno minato gli entusiasmi, così qualcuno ad un certo punto ha detto ‘quest’anno solo ai bambini’, che è un poco una condanna senza appello all’affetto dei tempi migliori. Forse ci scappa un giro di tombola.

I veri protagonisti sono i nonni, loro continuano a ricevere e a fare i loro regali. Ogni abbraccio, ogni sorriso è per loro testimonianza di aver fatto bene, di aver contribuito a migliorare questo universo confuso. Sentono l’affetto di tutti, ottima medicina nel loro conto alla rovescia. E’ questo il tributo a tutto quanto hanno fatto per gli altri, per questo si mettono da parte le cose che separano e ci si mostra davanti a loro la famiglia che hanno sempre desiderato. Si finge di esserlo e di crederci. Ci si addormenta davanti alla tv.

E si finisce pian piano nei non natali. Gli anziani sono troppo anziani e stanchi, fratelli e sorelle ormai troppo divisi e risentiti, i nipoti troppo grandi e lontani. I problemi non riescono ad essere dimenticati, restano gli obblighi di una presenza accennata. Per mitigare comunque e con difficoltà il malessere di vivere e le malattie vere degli antichi maestri di cerimonia. Siamo per loro al crepuscolo, e tutti ne sono perfettamente consci. Con mestizia ed affetto, si accarezzano i loro volti, si sorride ai loro racconti.

E’ la fine del ciclo familiare, è il tempo dei bilanci. Se penso ai miei e alla mia famiglia, posso dire che siamo stati fortunati ad aver vissuto stagioni di natali felici, anche se potevamo averne qualcuno in più. Stagioni pieni di ricordi, emozioni, fotografie e racconti che vivono in noi ed ancora ci narriamo e narriamo ai nipoti mentre pasticciano col cellulare. L’augurio per loro è che trovino in questi racconti la voglia di portare avanti lo spirito di stare insieme e di celebrare i propri affetti tra una teglia di lasagna e l’altra.

Non sempre si ha questa voglia, non sempre ci si riesce. L’atmosfera di natale ha anche degli effetti collaterali. Amplifica a dismisura gli stati d’animo, siano essi di serenità o di tristezza. Se è vero che si celebrano in questi giorni gli affetti più cari, allora viverne un momento di difficoltà diventa difficile, le solitudini ingigantiscono e il senso delle cose appare perso. Non c’è nulla di strano, è la vita che dà e che a volte si riprende quella gioia che non credevi possibile potesse essere così bella. E che comunque hai vissuto.

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