Alle elementari

Alle elementari (Roma, 1970).

Andare a scuola mi è sempre piaciuto fin dall’asilo, dove pure non ci portavano quasi mai, e sicuramente a partire dalle scuole elementari. Con tutte quelle spiegazioni era un modo per vivere e sviluppare la mia infinita curiosità sul mondo. Perché in famiglia erano altre le preoccupazioni e gli impegni, e sicuramente la predisposizione dei miei. La distanza culturale da ciò che apprendevamo a scuola li limitava ad un controllo approssimativo, ed in sostanza tutta la vicenda era una nostra acerba responsabilità, oltre che emancipazione. E, naturalmente, grazie alla figura rispettatissima da tutti del maestro o della maestra.

Erano gli anni dell’ordine assoluto in classe, del grembiule e del in piedi-seduti, di file per due ed insegnanti autoritari. Ricordo i primi anni con Berghella, severo e produttivo, che apprezzava il mio entusiasmo per lo studio ed i miei risultati fino a nominarmi ‘capoclasse’, che è un ruolo che non so nemmeno se esiste più. Si trattava di farne le veci in sua assenza, ne ero molto orgoglioso. Fu un piccolo dramma personale quando poi passai agli anni con Costa, dove trovai naturalmente un capoclasse già di ruolo oltre che amicizie già consolidate. Fu una fase nel suo piccolo complessa, ma anche di crescita importante.

E furono tempi di entusiasmi per l’insegnamento ed i compagni, e per la lettura dei primi libri. Divoravo Verne e Salgari, finii per leggere anche le enciclopedie. Troppo, ne risultò poi un rifiuto alla lettura negli anni a seguire. Anni comunque in un ambiente sereno e produttivo mentre oggi sembra tutto più complicato. I ragazzi ed anche i genitori non sentono più rispetto verso la scuola e gli insegnanti. Non ne riconoscono carisma o autorità e questi vivono la propria attività con frustrazione e disincanto. Berghella, ad esempio, volle andare in pensione anticipata. Non è più una benemerenza, è un fardello.

Ma fortunatamente anche in questa nuova società, tra ragazzi che avremmo definito viziati, genitori che non comprendono i valori educativi ed insegnanti sull’orlo di una crisi di nervi, c’è chi prova a fare anche della scuola elementare di oggi una esperienza formativa importante ed efficace. Ad esempio modernizzandone i principi di insegnamento, trasformando la scuola da un luogo di puro trasferimento di nozioni ad uno dove lo scopo sia imparare a farsi anche da soli le domande giuste e, tramite queste, arrivare ad una conoscenza più profonda e radicata. Sfruttando la nuova vitalità e autonomia dei ragazzi.

E’ questa la sensazione positiva che ho avuto nel leggere l’esperienza raccontata del maestro Franco Lorenzoni con la sua classe. Un storia positiva che riporta un poco di ottimismo e di speranza su come la scuola possa ritrovare il suo ruolo aggiornandosi.

—ooo0ooo—

Da Goodreads sul libro
“I bambini pensano grande:
Cronaca di una avventura pedagogica  ”
di Franco Lorenzoni

Per una scuola che insegni a ragionare

Parlando di scuola con la mia cara amica insegnante Anna Maria, mi trovo spesso dalla parte del cattivo criticando l’attuale degrado del sistema già a partire dalla scuola dell’obbligo. Le esperienze di cui ci giungono testimonianze tra amici e giornali parlano di insegnanti stanchi e frustrati, genitori invadenti, bullismo, scarsa preparazione di base e carenze di sistema. Che non ci lasciano ottimisti. 

Ci si lascia andare al confronto con i nostri tempi, ove nelle scuole c’era un ordine nei ruoli e nei programmi rispetto ad oggi. Ed ai commenti per lo più negativi rispetto ai cambiamenti. Ma la mia amica, conoscendo la realtà sul campo, vede il bicchiere mezzo pieno. Ci sono insegnanti che lavorano bene e ragazzi con voglia di imparare. E mi ha consigliato di leggere l’esperienza di Franco Lorenzoni.

Franco è insegnante elementare a Giove in Umbria ed ha insegnato anche nel difficile contesto della Magliana a Roma. Appassionato del suo lavoro, cerca di applicare ai suoi ragazzi delle elementari un modo diverso di rapportarsi all’istruzione. Leggendo della sua esperienza, salta subito agli occhi che con lui i ragazzi durante l’apprendimento diventano soggetti attivi e non passivi come eravamo noi.

Non sono lì ad ascoltare quanto devono imparare, ma sono stimolati a porsi essi stessi le domande e tra loro anche a tentare delle risposte. Il ruolo dell’insegnante non è più quello del dispensatore di nozioni, ma diviene colui che stimola la curiosità e l’amore per il ragionamento autonomo. E lo fa coinvolgendoli nelle attività più disparate come musica o teatro, filosofia o la geometria degli antichi greci.

Ho trovato le vicende raccontate da Franco estremamente interessanti. Con i suoi dubbi e limiti personali, la sua passione e competenza costruita in tanti anni di aggiornamento ed esperienza, nel principio di insegnare a ragionare prima di tutto. Franco fa sperare che il sistema scolastico oggi in crisi possa essere riformato con efficacia. Per preparare i giovani ad un mondo che cambia di continuo.

Roma, 16 Febbraio 2019 – Leggimi anche su
https://www.goodreads.com/review/show/2700657701

3 pensieri riguardo “Alle elementari

  1. Mi auguro che l’esempio di questo maestro possa essere seguito da molti affinché la scuola possa tornare ad essere luogo di cultura e non solo. E mi auguro che cambi anche la mentalità dei genitori che oggi non sembrano aver chiaro il ruolo educativo che hanno maestri e insegnanti. Non solo , il fatto di non essere rispettosi essi stessi con quest’ultimi, ha spesso rovinato il rapporto che i loro figli hanno con loro. Educazione in primis , che manca mi pare molto spesso d’ambo le parti. Ciao. Isabella

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