
di Paolo Gila e Maurizio Mazziero.
Le Terre Rare, ovvero quel gruppo di elementi rari per lo più appartenenti sulla tavola periodica al gruppo dei Lantanidi, scoperti per la prima volta in Scandinavia a partire dal 1700 ma sfruttati in giacimenti solo dal XX secolo, sono diventati di recente un argomento di geopolitica estremamente critico. Il loro utilizzo è ormai fondamentale in moltissime applicazioni tecnologiche, dai magneti permanenti delle turbine eoliche alle batterie, dai LED agli LCD, dai touchscreen alle attrezzature per la risonanza magnetica nucleare, dai laser ai nuovi catalizzatori a mille altre sopratutto militari. Sono ormai il ‘nuovo petrolio’ dell’economia, come disse Deng Xiao Ping già nel 1981.
E infatti fu la Cina per prima a comprenderne la valenza strategica oltre che economica, e ad adoperarsi pesantemente da allora per la loro estrazione, raffinazione, commercializzazione. Tanto che la Cina controlla oggi circa il 60-70% dell’estrazione mineraria e oltre l’80-90% delle fasi di raffinazione e lavorazione. Nonostante detenga circa il 30-40% delle riserve mondiali, il suo controllo sulla filiera produttiva la rende il principale fornitore mondiale, con una dipendenza europea che raggiunge il 98%. Anche perchè estrazione e raffinazione sono processi complessi e molto inquinanti, tanto che dagli USA al resto del mondo c’è stato l’interesse a che questa situazione si sviluppasse così.
Finchè… finchè, in risposta alle restrizioni e ai dazi americani di oggi sulle esportazioni di ogni tipo da e per la Cina, il colosso asiatico ha tirato fuori il suo imbattibile asso dalla manica bloccando le sue esportazioni di Terre Rare (e anche le diffuse lavorazioni di minerali conto terzi) verso gli USA, bloccando di fatto una miriade di industrie critiche civili e militari. Questa è la situazione ad oggi, relativa ad un argomento di geopolitica tra i più interessanti e illuminanti. Un mondo che è molto più complesso di quanto l’egemonia americana avesse raccontato sinora, un mondo multipolare non solo per peso economico, ma anche per tecnologie e risorse, per specializzazioni e capacità di monopolio.
In questa loro narrazione, Paolo Gila e Maurizio Mazziero ci raccontano tutta questa complessa vicenda nella sua evoluzione storica sino al giorno d’oggi, sino al gennaio 2026. Per aiutarci a comprendere come siamo arrivati sin qui, quali siano i punti di forza e di debolezza di USA e Cina, e sopratutto della piccola Europa, tra l’incudine e il martello. E poi, su queste basi, si dilungano nel descriverci tutte le possibilità di investimento nel settore, nelle aziende attive dall’estrazione alla raffinazione all’utilizzo finale. Una sezione finale forse un poco voluminosa seppure informativa, e relativamente interessante rispetto invece alla prima parte divulgativa e di analisi economica e geopolitica.
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Anche su Goodreads (25/03/2026) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/8287969334