L’amicizia (2^ parte)

Ultimo pranzo (Lavagna, 2015).

Quel gruppo naturalmente si sfarinò dopo l’università entrando nella vita reale, ma anche da quel gruppo sopravvisse una amicizia importante, quella con Dodi. Era lei che aveva battuto al computer la mia tesi, che aveva avuto una quasi storia col mio migliore amico senza che si perdessero, era lei con cui sapevo per certo di avere un rapporto importante basato sia sulla stima personale che sull’affetto e la fiducia. Eravamo fratelli, anche se lì per lì le vicende della vita ci allontanarono, l’una sposandosi e realizzando il sogno di andare a vivere in campagna in Toscana, l’altro sbattuto tra una città e l’altra preso da una carriera lavorativa impegnativa e stimolante. Ci allontanammo senza dimenticarci.

Tre coppie (Lorenzana, 2009).

Ed infatti ci ritrovammo anni dopo. Fu lei naturalmente a rintracciarmi con una telefonata al reparto. E non dovemmo presentarci, fu subito gioia. E fu un nuovo grande capitolo della nostra amicizia, mentre le nostre vite si riallacciavano. Gli appuntamenti in campagna divennero la norma, con la macchina carica delle verdure romane che tanto le mancavano, con la trepidazione di presentarle il mio amore del momento che diventava ogni volta parte di quella bella famiglia allargata, con l’affetto sincero verso le sue due figlie che crescevano con noi e verso un marito speciale, il suo Romano, scienziato folle e grande cuoco, con il piacere di far parte di un gruppo di amici molto più grande ora in comune.

Capodanno (Lorenzana, 2013).

Come finiscono le grandi amicizie, i grandi amori? Forse sono le cose non dette che minano alla base le relazioni e poi le fanno esplodere, forse sono quelle piccole cadute di stima non chiarite, forse la difesa di valori che entrano in conflitto col tuo ruolo che credi troppo importante o che male interpreti. Con Dodi forse è stato trovarsi troppe volte in conflitto con le sue figlie, che pure ho amato, e vederla non al mio fianco. Forse sono state quelle volte in cui mi sono sentito tradito, sicuramente in buona fede. O forse solo perché a volte è troppo difficile o troppo poco importante chiedere scusa, mentre dall’altra parte c’è qualcuno che invece pensa che chiedere scusa, per poi poter andare avanti, lo sia.

Capodanno (Lorenzana, 2013).

E così ci si allontana, ognuno nella propria rigidità, con la capacità di rinunciare anche a chi ti vuole bene per non soffrire più che il tempo insegna. Con gli anni, infatti, ci si ritrova sempre più a rinunciare ai rapporti anche importanti quando questi divengono meno sereni. Con un po’ di fatalismo, si pensa di avere la forza di andare avanti anche se più soli, si ha la coscienza di come le cose possano nascere, sì, ma anche sbiadirsi e scomparire nel loro ciclo naturale. E si resta in effetti più soli, con ricordi belli e inossidabili e la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di speciale. Ma anche che, nei casi veramente importanti, laddove il cuore infine riesca a parlare alla ragione, c’è sempre il telefono.

Gita al mare (Lavagna, 2015).

(Fine – 2 di 2)

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