Narrazioni

Narrazioni (New Orleans, 1996).

La vita è fatta di narrazioni. Quelle che ci facciamo cercando di comprenderci e quelle che di noi, direttamente o indirettamente, facciamo agli altri. Ciò che di noi sappiamo e come gli altri ci vedono. Narrazioni che a volte non coincidono, magari per carenza di dialogo e quindi per interpretazioni errate. Mentre i fattori mutano di continuo, perché noi si cambia, nascono nuovi elementi. Ci si resetta ogni volta, cercando di costruire insieme il ponte che unisca nella verità. Che a volte non è facile, ma con fiducia e buona volontà si può fare.

Se ci penso, la mia narrazione non è troppo contraddittoria. Articolata, certo, ma positiva. Penso in generale di essere una brava persona, ed una persona che crede che anche gli altri di base lo siano. Che cerca di fare bene le cose che sa fare, e di imparare a farne di nuove per amore delle cose belle. E che vuole continuare a crescere. Che crede nell’uomo, e che si possa convivere con rispetto migliorando ciò che siamo come persone ed anche come comunità. Che dare sia più bello che ricevere, e che crede in correttezza e lealtà.

Ciò può comportare problemi incontrando coloro che invece sono abituati al conflitto per difendere i propri interessi. Ci si trova a volte impreparati. Ma, credendo nei propri valori, si trova in sé la resilienza per non soccombere nel lungo termine e non farsi cambiare in peggio. A volte, in difficoltà, sono stato anch’io tentato su vie lontane della mia natura, ma presto scoperto perché certe cose non mi vengono bene. Ad esempio, preferisco il silenzio alla menzogna. Anche il silenzio è colpevole, certo, ma la menzogna lo è di più.

Della narrazione che ho degli altri penso in generale che l’uomo sia tendenzialmente buono, e che ci sia un universo da comprendere dentro ognuno di noi, che spiega ciò che siamo e cosa facciamo. E mi pongo nella condizione di ascoltare, di trovare le ragioni dei comportamenti, di predispormi all’empatia per afferrare davvero il senso della vita che viene narrata. E credere, o almeno sperare, che anche chi ci incontra abbia la stessa curiosità. Ciò ci pone nello stato di grazia di leggere il mondo dalla sua parte illuminata.

Ci sono anche visioni più oscure del mondo di chi resta intrappolato in una narrazione distorta, propria ed altrui. Ad esempio c’è chi, forse frustrato dal vedere le proprie qualità non riconosciute ed aspirazioni non soddisfatte, ne trova le cause negli altri descrivendosi il mondo come ostile. La narrazione di quel mondo diviene negativa, ed il mondo stesso si trasforma in una personale arena. Un’arena in cui cimentarsi per dimostrare anche a sé stessi quelle qualità disconosciute. E poi, forse neanche in malafede, così raccontarla.

Ma anche se ci sono narrazioni negative di questo mondo, esse non sono quelle della maggioranza seppur silenziosa. E con empatia ed intelligenza, occorre saper riconoscere il bene laddove c’è. E’ vero, è un bene che fa fatica a difendersi, ma che rappresenta la scelta giusta verso un mondo migliore. Merita comprensione e rispetto, di essere valorizzato e difeso, di essere presentato a chi ancora è dubbioso come l’unica opzione possibile se si vuole che questo cammino abbia un futuro positivo. Nel personale ed in generale.

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