
Incontro alfine il buon Landolfi. Dotto e sperimentale, arcaico e minimalista, grottesco e un poco scettico, e distante. Un sacco di cose in tono leggero e divertito, osservando con malcelata critica un mondo di provincia e polvere, e grandi solitudini. Di donne sole che non hanno trovato una svolta alle proprie paure, di conventi e questue e bigottismo e dotte (queste davvero sì) discussioni religiose.
Perché il punto centrale e dirimente non è tanto scoprire la colpevolezza della ‘scimia’ Tombo e determinare la necessaria punizione che il suo inconcepibile sacrilegio merita, ma se il suo ‘crimine’ sia in effetti tale. Se egli stesso, e la sua condotta, non facciano in realtà parte di quell’universo che il buon Dio ha creato. Se, in ultima analisi, il bene e il male abbiano origini contrarie oppure no.
Lo stile è antico, certamente, nonostante le gemme di neologismi che il buon Landolfi lascia qua e là lungo il racconto. Polveroso come la vita delle due ‘zittelle’. Ma la questione teologica che esplode al suo interno è importante per chi crede, e lascia questioni aperte. Poi, come spesso nella vita, è la reazione a vincere e il peccato ad essere punito. Ma per un attimo è stato presente anche il dubbio.
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Anche su Goodreads (01/07/2026) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/8492235094
Di suo, per ora, ho letto solo Cancroregina.
Se tanto mi dà tanto, è un grande.
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Sicuramente una sorpresa, e fuori dai canoni.
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