Sudamerica, ossia la sfortuna della ricchezza

“Le vene aperte dell’America Latina” di Eduardo Galeano.

«L’America Latina è una regione del mondo condannata all’umiliazione e alla povertà? Da chi è condannata? La colpa è di Dio, della natura? Del clima insopportabile, delle razze inferiori? Della religione, dei costumi? La disgrazia non potrebbe essere il prodotto di una storia fatta dagli uomini e che dagli uomini può perciò essere disfatta?»

Questa, forse, è la domanda principe da cui il buon Eduardo Galeano da Montevideo in Uruguay parte per narrarci la complessa storia umana, prima ancora che economica e politica, del suo Sudamerica. A partire dallo sfruttamento spagnolo e portoghese, in realtà esecutori stupidi e/o inconsapevoli degli interessi economici nordeuropei, e inglesi in particolare. Interessi cui, nel tempo, subentrarono quelli nordamericani in forma di multinazionali. Con le relative interfenze e crudeli colpi di stato a loro protezione.

Il viaggio nel tempo e nelle nazioni in cui ci trascina Galeano è incredibile e pieno di soprese. A partire dall’ipotesi principe che la vera sfortuna del Sudamerica, a differenza del Nordamerica, siano state le sue civiltà, le risorse minerarie e la floridezza agricola. Mentre le colonie inglesi potevano essere lasciate in pace nel loro povero sviluppo autonomo perchè sostanzialmente prive di valore, quelle sudamericane vissero a seguire le grandi stagioni dell’oro, dell’argento, delle gemme, e poi zucchero e banane e cotone e così via.

Dopo il crollo del dominio spagnolo e portoghese, i locali non riuscirono comunque mai a creare economie equilibrate e di crescita diffusa tra il popolo, né a far nascere una classe produttrice e consumatrice che si svincolasse dai poteri stranieri. Mille cattedrali e lusso e sfarzo importato assorbivano quelle risorse che invece avrebbero dovuto diffondere lavoro e benessere a tutte le classi sociali. Ricchezze enormi e abissali povertà convivevano senza alcuna prospettiva di crescita, ma tutto bruciando.

Non mancarono nel tempo tentativi di cambiare questo percorso di sfruttamento delle risorse e della povertà, di superare le micronazioni monocoltura nell’interesse delle grandi economie mondiali. All’inizio del 1800 la Grande Colombia, comprendente Colombia, Venezuela, Equador, Panama e parte di Perù e Brasile fu il sogno infranto di Simon Bolivar. E nel 1870 la Triplice Alleanza di Brasile, Argentina e Uruguay (con prestiti inglesi) si spolparono un enorme ed economicamente indipendente Paraguay.

Per arrivare poi ai giorni nostri, o meglio negli anni ’70 in cui Galeano pubblicò questa sua opera. Che erano, non scordiamo, i tempi delle dittature in Cile, in Argentina, in Brasile e anche altrove. Quindi l’analisi e la prospettiva narrate sono struggenti e quasi disperate, eppure implorano speranza. La lucida analisi dell’evoluzione delle economie locali continuamente danneggiate a favore delle multinazionali americane non cede allo sconforto, e chiama alla riscossa. Come era a Cuba e come era in Venezuela.

Da allora, non molto è cambiato e forse tutto è peggiorato. Ma il messaggio resta valido: è ancora quello della speranza.

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Anche su Goodreads (12/06/2026) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/2743781268

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