Ben ritrovato, maestro

“Finzioni” di Jorge Luis Borges.

E dopo qualche anno ho voluto ritrovare il buon vecchio Borges dal mancato Nobel, in questi che sono stati i suoi primi racconti scritti e pubblicati. Per certi versi, ancora più sofisticati di quelli de ‘L’Aleph’, più ricchi di riferimenti culturali antichi e misteriosi. E, leggendo la postfazione, di mille riferimenti a movimenti letterari anche sperimentali legati a Borges e ai suoi amici letterari. Biblioteche infinite, sette millenarie, cultura ebraica, Giuda e Gesù, polemiche letterarie, ironia e distacco, dramma e morte. Ma non solo.

Perchè ho ritrovato anche le sue leggendarie atmosfere oniriche, i gialli mentali risolti all’ultima frase, i destini ineluttabili e la loro accettazione quasi felice. Che sono le atmosfere che più mi avevano conquistato ne ‘L’Aleph’. Quando Borges si lascia andare alla sua anima fantastica, ai suoi personaggi solitari e tristi, travolti da un destino che fatica a mostrarsi per poi, infine, annientarli. Bello, come sempre, come ogni volta che inventa una storia e un personaggio che non si rivela se non all’ultimo istante.

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Anche su Goodreads (20/05/2026) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/6510841509

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