La Korea, tassello mancante e diverso nel puzzle asiatico

“La vegetariana” di Han Kang, premio Nobel per la Letteratura 2024.

Molto interessante, e non per un solo motivo.

Era il mio primo libro Koreano, per la mia curiosità. In Korea son stato qualche mese, mi aveva colpito la sua unicità. Una cultura forte, piuttosto dura con se stessi e con gli altri, a modo suo arcaica e anche ingenua e schietta, ove i sentimenti e l’animo gentile hanno una vita complicata, se mai ce l’hanno. E queste cose le ho ritrovate come le ricordavo, cose che forse noi occidentali osserviamo con sgomento, senza poterle comprendere, cose comunque reali e che ho potuto riconoscere.

Poi ho ritrovato l’Asia al femminile, quella delicata e quasi onirica di Banana, ma anche di Murakami e così via, indietro nel tempo. Personaggi sensibili che vivono sommessamente e intensamente le proprie sofferenze interiori in un contesto di vita aspro ed essenziale che forse non tiene molto in conto i sentimenti e la femminilità. Ad esempio con una sessualità frettolosa e quasi colpevole, e ruoli definiti e immutabili, e nonostante tutto nella modernità dei tempi che tutto ridefinisce, creando un qualcosa di nuovo e unico.

E dopo aver apprezzato lo stile delicato, mi è molto piaciuta la struttura del libro. Non sapevo a cosa stavo andando incontro, e mi sono sorpreso con piacere immerso in tre vicende, tre punti di vista, tre esperienze legate tra loro e al contempo parallele e indipendenti. Come nella nostra vita reale, conosciamo tutto della nostra storia e delle nostre motivazioni, dell’intensità dei nostri pensieri e delle nostre sofferenze, ma sappiamo poco, pochissimo di chi ci circonda e vive accanto a noi. Eppure, son storie che hanno la stessa nostra affascinante complessità.

Infine il tema. Le tre vite raccontate, ruotano intorno ad un personaggio che le sconvolge, come uno specchio in cui ci si confronti con la propria personale follia. E questa quarta vita si esprime pian piano negli occhi, nei gesti e nei pensieri dei tre protagonisti, e percorre il proprio sentiero verso una trasformazione. Che non c’entra con l’essere vegetariani (per me, non era questa l’idea per l’autrice), ma con l’aspirare ad essere un vegetale, liberi dalla propria umanità e dalle sue sofferenze e meschinità. Un forte e sereno albero, elemento assoluto di questo mondo, naturale e puro.

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Anche su Goodreads (18/7/2017) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/2084465249

3 pensieri riguardo “La Korea, tassello mancante e diverso nel puzzle asiatico

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