
Erich Maria Remarque, nato Erich Paul Remark ma in realtà di origini francesi di cui più tardi riprese il cognome, nel 1916 all’età di soli 18 anni fu chiamato alle armi nell’esercito imperiale tedesco in trincea sul fronte occidentale, dove poi fu ferito da uno shrapnel. E visse realmente le esperienze di trincea e cameratismo, di sofferenza e vita d’ospedale e morte narrate in questa sua straordinaria testimonianza.
Forse una delle più potenti e crude rappresentazioni di cosa veramente sia stata la prima guerra mondiale per i ragazzi di quel tempo, tra bombardamenti e gas, scontri corpo a corpo e schegge traditrici, col contorno di fame e pidocchi e fango e sangue. E l’istinto di sopravvivenza che ti salva, più potente del turbinio di pensieri e incubi. E nostalgie, pur sapendo di non avere neanche un vissuto maturo cui ritornare.
Pubblicato con grande successo nel 1929, forse nessuno prima di allora aveva avuto una tale crudele forza narrativa e al contempo aveva lanciato un appello così pacifista in un romanzo, il che fu naturalmente la ragione per cui il nazismo mise al bando il suo libro nel 1933. Ma il suo messaggio sull’orrendo e inutile sacrificio delle giovani vite, attuale allora, lo è ancora oggi, che nulla purtroppo è cambiato.
“Io vedo dei popoli spinti l’uno contro l’altro, e che senza una parola, inconsciamente, stupidamente, in una incolpevole obbedienza si uccidono a vicenda. Io vedo i più acuti intelletti del mondo inventare armi e parole perché tutto questo si perfezioni e duri più a lungo. E con me lo vedono tutti gli altri uomini della mia età, da questa parte e da quell’altra del fronte, in tutto il mondo. Lo vede e lo vive la mia generazione.”
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Anche su Goodreads (28/02/2026) al link:
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