
Negli Stati Uniti stavano per iniziare i campionati del mondo di calcio. Al mondo intero non interessava nient’altro. E in ogni caso, qualsiasi cosa accadesse in Rwanda, per la gente sarebbe sempre la solita vecchia storia di negri che si scannano tra di loro. Gli africani stessi direbbero all’intervallo della partita: “Ci fanno vergognare, dovrebbero smetterla di ammazzarsi così”. Poi passerebbero a qualcos’altro. “Avete visto la rovesciata di Kluivert?”
Nella tarda primavera del 1994, che è l’altro ieri, in Rwanda iniziò uno dei più efferati e minimizzati genocidi di questa nostra epoca. Più di un milione tra tutsi e hutu moderati furono macellati a colpi di machete dagli interahamwe, milizie paramilitari hutu, e dall’esercito in ogni villaggio, così come nella scuola tecnica di Murambi, dove oltre 65.000 rifugiati erano stati raccolti con l’inganno. Un luogo che ora è sede di uno dei 6 memoriali del genocidio in Rwanda.
Una strage nata dalla volontà politica del governo a maggioranza hutu e a lungo pianificata come è vero che il Rwanda importò quasi 600.000 machete pangas dalla Cina nei due anni precedenti, oltre ad AK-47 e tante granate. Una strage con responsabilità anche altrui, essendo la differenza etnica tra hutu e tutsi quasi artificiale e creata dal dominio belga dalla fine del XIX secolo, una strage che le autorità francesi hanno favorito e che l’ONU avrebbe potuto evitare.
Ma anche un genocidio che, nonostante molti si sforzino di minimizzarne il ricordo e le responsabilità, non va dimenticato. Ed è per questo bisogno che il senegalese Boubacar Boris Diop si è recato in Rwanda, ha raccolto le infinite testimonianze, ha visitato i luoghi delle stragi, le fosse comuni e i memoriali. Ed ha scritto questo contributo alla memoria in forma di romanzo intimo sul dolore personale e condiviso, e sul suo superamento nel ricordo.
“Non ci sono parole per parlare con i morti. Non si alzeranno per rispondere alle tue parole. Quello che capirai andando lì è che è finita per i morti di Murambi. E allora forse rispetterai di più la vita umana. La nostra esistenza è breve, è una catena di illusioni che scoppiano come piccole bolle nelle nostre viscere. Noi non sappiamo a che gioco la vita gioca con noi, ma non possiamo fare altro. Questa è la sola cosa quasi certa su questa terra.”
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Anche su Goodreads (22/12/2025) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/6950652728