Il genio e la sua follia di voler capire il mondo

“Quando abbiamo smesso di capire il mondo” di Benjamín Labatut.

Come si è evoluta la nostra conoscenza del mondo nel tempo? Quali incidenti fortuiti, ossessioni divoranti, visioni folli, intuiti inesplicabili e rivoluzionari segnano il cammino dell’umanità verso la comprensione o meno delle leggi dell’universo? Che è sempre meno spiegabile di quanto credevamo all’inizio, sempre più complesso e indeterminato? Il buon Labatut in questa sua opera prova a raccontarcelo.

E lo fa in maniera affabulante, miscelando con malizia realtà e fantasia, come quando ci costringe a seguirlo in un percorso sofferto e terribile tra i geni che hanno cambiato la visione della scienza, dalla serenità deterministica di Newton alla impotenza nella conoscenza di Heisenberg, attraverso i suoi mille protagonisti, da De Broglie a Schrödinger insieme ad Einstein e Bohr. A volte sconfitti, poche volte vincitori.

Un viaggio bellissimo, anche se confesso che una gran parte del mio personale piacere nasce dal fatto di essere un amante della chimica e della fisica, e quindi in particolare della chimica fisica e di tutti i suoi protagonisti. E anche che l’atomo e l’evoluzione delle teorie che hanno cercato di darne spiegazione sono, a mio infimo parere, una delle poche cose belle della vita, e forse una delle cose che possono spiegarla.

O meglio, come ci rivela la meccanica quantistica, a spiegarci che in realtà a volte non possiamo conoscere tutta la realtà delle cose, ma solo accettarne la sua imprevedibilità. Così è.

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Anche su Goodreads (20/01/2025) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/4390301039

4 pensieri riguardo “Il genio e la sua follia di voler capire il mondo

  1. Che bella riflessione! È proprio vero, più cerchiamo di capire il mondo, più ci rendiamo conto di quanto sia sfuggente e imprevedibile. Ma forse è proprio questo il bello, no? Labatut ha un modo incredibile di intrecciare storia e immaginazione, e il suo viaggio tra i grandi della scienza è affascinante e un po’ vertiginoso. E poi, diciamolo, l’idea che l’universo sia in parte incomprensibile ha un suo strano fascino. Alla fine, accettarne il mistero è forse il modo migliore per continuare a esplorarlo

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    1. “So di non sapere” diceva Socrate, e dopo millenni questa saggezza sembra ancora più vera e profonda. Per continuare ad esplorare in umiltà, accettando questa nostra condizione limitata. Le tue parole colgono sempre nel segno di ciò che mi ha più colpito di una lettura, anzi ne amplificano gli spazi. Grazie.

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