
In alcuni, forse in quelli di noi più riflessivi, c’è un conflitto. Il conflitto eterno tra la prudenza frutto della conoscenza, nata da analisi e moderazione, logica e raziocinio, e per contro il desiderio di riconoscere e lasciar vivere la nostra componente folle, di istinti e coraggio, temerarietà e passione. E se la follia ci porterebbe ad una vita memorabile, aldilà del bene e del male tra profonde ferite, amori e sbornie, più spesso in noi vince la saggezza, la valutazione rischi benefici, se non addirittura il calcolo sui sentimenti.
E questi due modi di interpretare la vita e il nostro ruolo in essa si confrontano con grande intensità in questo racconto. L’io narrante, un borghese intellettuale insoddisfatto e alla ricerca di un senso, riconosce al primo incontro nel luminoso Zorba tutto ciò che non riesce a scoprire in sè. E da quel momento i due vivranno un confronto affascinante tra come Zorba affronta istintivamente la vita e come chi invece sceglie per la propria vita il pensiero, la riflessione, l’ascesi.
Chiaramente le due figure si contamineranno nella stima reciproca, pur non cambiando la propria essenza primordiale. Ma alla fine, ed è questa forse la morale rivolta ai mangiatori di carta come un po’ noi lettori siamo, è Zorba che lancia il messaggio più convincente, ovvero che con coraggio e passione la nostra vita va vissuta. In libertà, oltre la morale corrente, aldilà del bene e del male, con empatia e meraviglia, ogni giorno. Non andrà sempre bene, non andrà sempre male, si formeranno ferite e cicatrici. E faremo cose.
Affinchè anche di noi, come dal 1954 sulla tomba di Nikos Kazantzakis a Candia (Eraclio/Eraclea, Creta), si possa dire:
Δεν ελπίζω τίποτα, δε φοβούμαι τίποτα, είμαι λέφτερος.
Non spero in nulla. Non temo nulla. Sono libero.
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Anche su Goodreads (13/6/2024) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/5554461608