Se la vità non è libera, non è vita.

“Lungo cammino” di Ayhan Geçgin.

“Vivevo a Instanbul (…). Un mattino sono uscito di casa. Non era ancora giorno. L’aria era fresca, c’era silenzio. Mi sono detto, camminerò senza guardarmi indietro, fino a uscire dalla città, fino a trovare un’ampia pianura, un silenzioso versante di montagna, questa è la mia egira, il mio lungo cammino.”

Sommersi dal nostro quotidiano, dai bisogni reali e indotti, a tutti accade di non riuscire ad alzare lo sguardo. A farsi le domande scomode, a interrogare la propria anima di fronte allo specchio. E può finire anche così, senza aver avuto il tempo o l’occasione o la volontà di farlo. Che è più comodo.

A volte invece, raramente, l’opportunità si presenta e la si riconosce. E allora ci vuole quel pizzico di incoscienza per afferrarla, e provare. Provare a cercare il senso, lo scopo oltre il nulla che ci circonda. Il vuoto che in realtà è l’essenza reale delle nostre vite, infiocchettate e abbellite alla bell’e meglio.

Un viaggio presto solitario, sempre più distanti dalle cose e persone che credevamo importanti. Solo tra i soli, appesi fragilmente a sè stessi mentre ci cerchiamo, attenti a non divenire nel frattempo orribili. Un viaggio forse mesto, ma che è l’unico tributo possibile al nostro desiderio di libertà.

“A portarti qui è stato il desiderio di libertà”, commentò, “io l’ho capita così, è giusto?”. Girò e rigirò la parola nella testa ma non riuscì a stabilire alcun legame tra quel concetto e se stesso. “Non di libertà”, disse. “No? E di che cosa, allora?”. “Di una vita”, rispose, “probabilmente stavo cercando una vita”. “Vedi? Tu dici in un modo, io dico in un altro. Ma sono la stessa cosa. Se la vita non è libera, non è vita.”

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Anche su Goodreads (25/2/2024) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/6275466072


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