La mia signora

Columbia Dancing (Roma, 1955).

“No, quella non è mia moglie, quella è la mia signora.”

E’ da un poco di tempo che va avanti questa storia. Quando mio padre parla della mamma ripete questa frase, e la mamma continua a ripetermi che papà ormai è ‘tutto strano’, come dice lei. E che dice cose senza senso. Poi mi chiede se mentre era via a farsi i capelli abbiamo parlato un po’, e di cosa. In realtà, a modo suo e da tutta una vita, se ne preoccupa.

Ma io so che le cose che dice papà hanno un senso. Lo hanno sicuramente per lui, ma anche per me. E’ come se mi parlasse in codice, come se sapesse perfettamente che, nonostante le sue lacune di memoria, riesco a comprenderlo. E a capire e a sorridere delle sue battute nonsense che solo a me sembrano assolutamente lucide e brillanti.

“Gli anni passano, ormai sono la paura” mi dice per dire che ha compiuto 90 anni. E così, già che ci sei, lo riporti ai suoi ricordi d’infanzia a Barcellona, e poi ai tempi del militare a Lignano. “Eri già pelato allora nelle foto”, lo stuzzico. “No, non era pelato!” lo difende la sua signora, sorprendendomi. E al negozio di frutta del padre dove la incontrò la prima volta.

“E’ stato un bel viaggio, no?” mi chiede, e lo rassicuro. Sì, anche se il finale è un poco accidentato. Anche se non gli ho dato le soddisfazioni che avrebbe desiderato, anche se ho lasciato la carriera nonostante la laurea con lode, come dice lui, e non riesce a capire perché. Se non gli ho dato nipoti belli come quando ero bambino, che venivano i vicini.

Si, papà, è stato proprio un bel viaggio. E sono sempre più sorpreso di come tu ci sia riuscito. Con la tua mitezza, con la tua semplicità. Te insieme alla mamma, forte e bambina come non ne ho mai viste. E i vostri cinque figli, e il mutuo, e la macchina per sette, e il negozio senza tutele, e le vacanze ogni estate insieme, e le tavolate immense per le feste.

Siete stati fenomenali. Tu e la tua signora, insieme.

3 pensieri riguardo “La mia signora

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