
Di questi tempi, ci troviamo ad assistere ogni giorno a nuovi esorbitanti dazi statunitensi verso le importazioni dall’Asia o dall’America Latina o dall’Europa. In un continuo saliscendi, da un settore industriale all’altro, tra revoche e raddoppi, la situazione relativa agli scambi commerciali mondiali sembra vittima di un caos apparentemente casuale e privo di una logica comprensibile. E soprattutto in assoluta contraddizione con decenni di libero commercio e collaborazione mondiale a partire dal dopoguerra. Ma è proprio così? È proprio vero che non c’è logica in quanto sta accadendo, e soprattutto che le ragioni sono puramente economiche nel confronto tra commercio globale e possibile autarchia? Il buon Maronta, con le sue analisi storiche geo-politiche estremamente approfondite, ci dice di no.
E inserisce perfettamente la fase attuale in un processo lunghissimo partito da molto lontano. Dal passaggio di testimone di dominio del mondo dall’impero inglese alla globalizzazione americana, passando per la caduta del sistema sovietico e la lunga marcia della Cina post-bellica in cerca di riscatto. Ci spiega come il sistema globalizzato sia stato una deliberata scelta geo-politica per mantenere inalterato il livello di vita statunitense sfruttando le importazioni a buon mercato dal mondo, vincolandolo così alla sua valuta e al suo potere di controllo economico. Un processo articolato e anche un poco ondivago, e che in realtà stava preparando le basi della crisi attuale, quando gli USA si sono scoperti senza più industria domestica e con sempre più scarsa capacità di spesa delle classi meno abbienti.
Ciò che succede ora è che l’America sta cercando di metterci una pezza. Per mantenere il suo tenore di vita restando all’avanguardia nelle nuove tecnologie, ripristinando un minimo di base industriale locale, ricreando quella classe media operaia che era la spina dorsale del suo sistema. Ma la situazione non è più quella del dopoguerra. L’Europa e il Giappone che tanto hanno ricevuto nel secondo dopoguerra e che erano, tramite la NATO, una delle leve di potere degli USA nel mondo, ricevono ora molto meno e sono chiamati a pagare pegno. La Cina, che nel suo interesse si era prestata a diventare la fabbrica economica delle commodities del mondo, ora è salita di livello tecnologico e geo-politico e vuole veder riconosciuto un nuovo ruolo. E anche la Russia, l’India, i Paesi arabi, l’Africa e l’America Latina sgomitano.
Siamo dunque alla resa dei conti? Siamo alla fine della cooperazione internazionale, del processo di globalizzazione, dell’armonia mondiale in nome dei vantaggi economici? Maronta non è così categorico. Siamo sicuramente di fronte a un momento storico chiave e di riequilibrio. Ci sono segnali di passaggio da situazioni globali a situazioni regionali limitate, ma anche segnali di necessaria collaborazione che non si interrompe. Il sistema, in realtà, con la globalizzazione era diventato troppo interconnesso per poter essere repentinamente smantellato e, d’altro canto, alcuni squilibri di potere geo-politico erano destinati ad essere affrontati. Quello che nascerà dopo, che sta già nascendo, sarà un mondo diverso e molto più complicato. Ma nessuno ancora sa come sarà, neanche Maronta. Figuriamoci noi.
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Anche su Goodreads (11/11/2025) al link:
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