
E finalmente ho incontrato Thoreau. Preanarchico, naturalista, poeta, scrittore, filosofo. E ‘trascendalista’ seguendo Kant in reazione al razionalismo corrotto per esaltare invece il ruolo dell’individuo nei confronti della natura e della società. Il che suona tutto abbastanza complesso per le mie corde, ma portò infine Thoreau a ispirare temi legati all’ambientalismo e poi anche alla disobbedienza civile, raccolti poi anche da Leo Tolstoy, il Mahatma Gandhi e Martin Luther King Jr. senza dimenticare di citare il buon Christopher McCandless di ‘Into the wild, Nelle terre selvagge’ che a lui si ispirò e la sua triste vicenda.
Così naturalmente ho incontrato un uomo dell’800. Non un uomo convenzionale, ma un uomo che dalle convenzioni invece fugge continuamente. Non è interessato ad accumulare beni e disponibilità superflue, non è interessato a sostenere un ruolo sociale riconosciuto, non è interessato al giudizio borghese. Si interessa invece all’uomo che ricerca la propria identità, e si interessa alla capacità dell’uomo di convivere con la natura circostante. Senza sfruttarla, ma convivendo in sereno equilibrio con il bosco, gli animali, il lago. Costruendo una piccola dimora, coltivando il necessario, dapprima anche cacciando poi a volte pescando.
Le dissertazioni di Thoreau che osserva il lago e il bosco sono infinite. Frutto del suo tempo, naturalmente, ma anche di idee originali. E osservazioni istintive. Sul cielo, sull’acqua e sul ghiaccio del lago, sul sentiero nella neve e sulle foglie che lo marcano. E poi sulla natura umana, sulla sua schiavitù volontaria chiamata lavoro e sui rapporti interpersonali, quelli munifici e vuoti confrontati con altri spogli e intensi. Per tutta la narrazione le giornate passano continuamente da riflessioni profonde alle tecniche di sopravvivenza, dai cieli infiniti al calcolo di dettaglio delle spese di gestione. Un percorso forse folle, ma forse anche già rivoluzionario.
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Anche su Goodreads (20/10/2025) al link:
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