Sui topini e sui gatti, e anche sui maiali

“Maus” di Art Spiegelman.

Problema: data una storia vera orribile e disgustosa, che diverrà vergogna per tutta l’umanità nei secoli a venire, raccontatela in maniera affabile e quasi gentile, anche romantica ove sia bello e plausibile, ma rigorosa.

Svolgimento: c’erano una volta due topini innamorati…

Io credo che Spiegelman abbia dovuto davvero affrontare la questione in termini simili. Troppo dura la realtà raccontata dal padre non solo relativa ad Auschwitz, ma anche e soprattutto su ciò che accadde prima, su come si arrivò a considerare normale l’odio e la delazione ai danni del proprio vicino, la privazione graduale di ogni diritto verso un intero popolo, l’abuso e lo sfruttamento tra uomini. E non deve essere stato facile trovare la quadra, la soluzione al dilemma.

Sino a che nella sua mente, così me lo immagino, sono comparsi i suoi topini. Topini, ossia ebrei, in un mondo di ‘gentili’, non ebrei con la faccia da porcellini. Porcellini tutto sommato affabili, sino a che i gatti, i nazisti, non hanno preso il sopravvento e dettato le regole. E allora i topini han dovuto nascondersi, indossare maschere, sopportare violenze e sopraffazioni, sempre più sopravvivere in ogni modo possibile, a volte e sempre più di frequente morire.

La shoah raccontata dai topini è una shoah di episodi reali e cruenti, di fame e dolore, di impiccagioni e morte, piante dettagliate di campi di concentramento e crematori, di viaggi del dolore e della speranza. Ma in quanto storia di topini ci sembra come fosse un poco più distante, un pelino più sopportabile e accettabile, un filo meno ripugnante. E invece è la shoah, quella vera e senza veli in tutti i suoi particolari e la sua crudeltà. L’umanità inumana che possiamo essere.

E in questa storia non c’è giudizio che i topini esprimano, non c’è autocommiserazione o recriminazione. Ci sono solo loro, le loro storie quotidiane, la loro epopea tra infinite difficoltà, e anche e soprattutto il loro amore, per gli affetti più cari e la comunità. Il resto, il contesto, non era in loro controllo, non serviva parlarne o giudicare. Quello, il giudizio e con esso la memoria, spetta a noi. Che non si permetta a nulla di simile di accadere di nuovo, ad ogni costo.

Loro, i topini, di qualsiasi discendenza e latitudine, non lo meritano. E noi, i maiali, non dobbiamo più permetterlo.

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Anche su Goodreads (31/3/2022) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/4628576772

2 pensieri riguardo “Sui topini e sui gatti, e anche sui maiali

  1. Analisi splendida, che coglie il cuore pulsante di “Maus”. Hai ragione, la metafora degli animali è la chiave che ci permette di entrare in quell’orrore, rendendolo “un pelino più sopportabile” senza sminuirlo. È un’illusione necessaria per non chiudere subito il libro in preda all’angoscia.

    E la tua chiusura, “E noi, i maiali, non dobbiamo più permetterlo”, è un pugno nello stomaco. È la riflessione più giusta e terribile. Il libro non giudica, ma costringe noi lettori a farlo, a guardare il nostro ruolo, anche solo quello di posteri, e a prenderci la responsabilità della memoria. Grazie per questa riflessione.

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