
Un profondo senso d’amore (28/03/2017)
In tempi di instant books e prosa colloquiale fatta di slang e crudezze, presentati come fossero la nuova unica via per l’arte della narrazione di questo mondo difficile, ritrovarsi tra le mani un libro come ‘Furore’ ha la forza e porta la gioia della luce che spazza le tenebre millenarie. E ti lascia una sensazione intensa di amore.
Per primo, l’amore per la scrittura bella, quella che misura le parole e le sceglie ancora e ancora, quelle che occorrono per ricreare il senso, il sentimento, le cose non dette eppure presenti. L’amore e il rispetto per il proprio ruolo di narratore, di comunicatore modesto (nel senso di invisibile), eppure completo e intenso.
Poi l’amore e lo stupore per il dettaglio curato delle attività umane, quei mille gesti di una perizia e saggezza antica, e per i sentimenti ancestrali che li rendono vivi. E l’amore per la natura che, intorno a noi, è presente e vive sorprendente e complessa, variegata e degna anche quando non ce ne accorgiamo.
E l’amore e la compassione per l’uomo, l’umanità che si manifesta al meglio anche e soprattutto di fronte alle avversità. Così come l’amore dell’uomo per le cose giuste, nonostante ciò che accade e che le rende quasi sempre sconfitte, ancora a causa di altri uomini, che sono confusi e impauriti e drammaticamente in errore.
C’è l’amore per la donna, madre e compagna, ed il suo amore. Saggezza e ultimo bastione del nucleo familiare e forse del sistema tutto. Che riesce a guardare oltre le sofferenze dell’oggi verso un futuro comunque da conquistare. Consapevole di ciò e con la determinazione di colui che è nel giusto, da cui coraggio e rispetto.
E l’amore per la propria terra, gente e storia, attraverso vicende epocali e tempestose con la forza dei propri istinti e dell’affetto per i propri cari, da proteggere e che li proteggeranno. Nonostante un sistema a volte ingiusto e innaturale, che nasce dal potere per difendere il potere e renderlo forte contro i più deboli e numerosi.
Infine, l’amore triste per loro, i diseredati, eroi silenziosi di ogni tempo. Di cui nessuno narra la leggenda, che gli eventi costringono a lottare per sopravvivere, che abbandonano con dolore le proprie radici alla ricerca di un futuro appena accettabile. E ad affrontare, nel farlo, le sofferenze del viaggio e le resistenze di chi in questo viaggio vede una minaccia. E fare tutto ciò, ancora, con amore.
Come negli anni ’30, così oggi.
Ancora più bello in lingua originale (11/07/2025)
Dopo averlo conosciuto in tutta la sua intensità e bellezza anni fa, mi era rimasto il desiderio intimo e profondo di incontrare ancora lo Steinbeck di ‘Furore’, la sua poesia infinita e la sua sconvolgente umanità, ma nella sua lingua originale, l’inglese. E finalmente l’ho ritrovato e ho viaggiato ancora con lui e i suoi protagonisti. Ma non in un inglese aristocratico e pulito, nobile e sopraffino. L’ho ritrovato invece con l’inglese della sua gente, la gente rurale e assolutamente sincera e profonda, la gente della terra e dell’Oklahoma. Le stesse persone che Steinbeck stesso incontrò e cercò di aiutare tra le mille sofferenze e tragedie del Dust Bowl tra il 1931 e il 1939, il disastro ecologico che causò un esodo da Texas, Kansas, Oklahoma e dalle grandi pianure circostanti, con oltre mezzo milione di americani ormai senza casa e che si misero in marcia verso le terre fertili della California. Col miraggio di trovare lavoro, e magari un nuovo futuro. Finendo invece sfruttati e affamati.
Un narrare bello, bellissimo, ancora di più che in italiano. Ancora più vero, ancora più intenso, disumano e crudele eppure pieno di speranza, e vita. La vita di Mà, la sua speranza, la sua forza e tenacia. Nonostante la tragedia, la crudeltà. Perchè la famiglia è tutto, e la famiglia deve restare unita, e resistere. E se sei tu il cuore, il centro della famiglia, sei ancora più importante, sei il tutto. Il fulcro, la diga, la luce che resiste e illumina, che aiuta tutti a non mollare, ad andare avanti perché oggi si sopravviva e domani si possa andare avanti. Tutti meriteremmo una famiglia così, e io ringrazio ogni dio per averla avuta sino a quando ha potuto, fino all’ultimo. La famiglia Joad sopravviverà, troverà da mangiare ogni giorno lavorando duro e mantenendo dritta la schiena di fronte alle avversità, nonostante tutto. Nonostante la morte, nonostante la fame, nonostante il dolore. Tutti meriteremmo Mà, e una famiglia così. A volte capita. Non sempre, e non a tutti, magari non fino in fondo. E pazienza.
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Anche su Goodreads ai link:
“Furore” – https://www.goodreads.com/review/show/2084955878
“The grapes of wrath” – https://www.goodreads.com/review/show/7552384114