“Fatto il polipropilene”

“Gli anni di plastica” di Daniele Bigiavi.

Se pensiamo all’economia italiana di questi ultimi tempi, quello che forse viene più in mente sono principalmente l’industria del turismo e della filiera alimentare. Che suona quasi bene, ma in pratica poi porta alla povertà anche concettuale dei bed & breakfast o della pizza a domicilio. Ben poca cosa, a pensarci bene. Ma non è stato sempre così, perchè la storia industriale italiana è stata anche ben altro. È stata anche ricerca e innovazione, e successo mondiale.

Storie ormai dolorosamente perdute, e in tantissimi campi. Dalla metallurgia della Finsider alla meccanica della Fiat degli Agnelli e della Nuovo Pignone, dall’informatica di Adriano Olivetti alle macchine elettriche e all’IA di Angelo Dalle Molle, dall’industria petrolifera dell’Eni di Enrico Mattei (questa, fortunatamente, sopravvissuta) fino alla chimica della Montecatini, specie nel campo della plastica, o meglio dei polimeri, ed in particolare col polipropilene.

Era infatti l’11 marzo 1954 quando Giulio Natta appuntò sulla sua agenda la frase “Fatto il polipropilene”, una nota che gli valse poi il Premio Nobel per la Chimica nel 1963, insieme a Karl Ziegler. E che significò per la Montecatini, poi Montedison, l’inizio di una storia memorabile fatta di ricerca e affinamenti di processi produttivi e prodotti che poi diventarono una vicenda industriale ed economica di grande successo mondiale, quella del polipropilene italiano.

In questa narrazione, dunque, si inseriscono i bei ricordi e le storie personali dell’amico Daniele, che fu tra i protagonisti di quella e di altre storie affini, insieme a tanti tanti altri in tantissimi campi, dalla ricerca alla progettazione di principio e di dettaglio degli impianti, dalla costruzione all’avviamento alla messa in servizio degli stessi. Un processo complesso ed enorme, che portò la tecnologia italiana delle poliolefine in vetta tra i diversi processi in competizione nel mondo.

Anni intensi ed entusiasmanti, in cui anch’io (ebbene sì…) feci la mia piccola e bellissima parte, e che meritava un finale ben diverso da quello che poi fu. E che non fu a causa delle pecche comunque presenti anche nelle persone più capaci di questa grande famiglia (a volte presunzione, un pizzico di provincialismo, e magari eccessi di campanilismo), ma fu a causa della cecità del sistema economico e politico italiano che mai considerò e difese i suoi gioielli industriali.

Restano i bei ricordi, quelli che Daniele mi ha riportato alla mente con emozione, e gli altri miei con gli anni in Louisiana e gli avviamenti nel mondo, dalla Cina alla Korea al Belgio al Texas. Restano i volti dei colleghi, più amici veri che semplici conoscenti, in riunione a Terni o sulle rampe degli impianti ferraresi, nell’ufficio tecnico brindisino o giocando a bridge in pausa pranzo a Mantova, i sorrisi all’ingresso della sede di Milano o i viali sotto i rack delle tubazioni di Wesseling.

I ricordi, dunque, ma anche il grande rammarico. Di aver bruciato ancora una volta le nostre grandissime potenzialità per non essere stati capaci di vedere oltre il presente, di non unirsi per la nostra sopravvivenza economica e di sistema. Che è quello che invece fanno gli altri, gli americani e anche i tedeschi e i francesi, tanto per fare degli esempi, laddove nessuno permetterebbe alla comunità di perdere una realtà strategica oltre che economica di assoluto valore mondiale.

No, noi no, a noi invece piace tanto consegnare le pizze.

—ooo0ooo—

Anche su Goodreads (29/04/2025) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/7472129567

Lascia un commento