
Un libro che già prima di avvicinarti sai che ti impegnerà, anche se non sai ancora perché. Un libro che quando lo inizi ti ritrovi a inarcare le sopracciglia tra tutti quei riferimenti alla cultura ebraica del New England e di New York in particolare, ma senza l’ironia di un Woody Allen. Che ti domandi se il Pulitzer l’abbia preso solo perché è un buon vecchio oratore d’elite che parla di comunità culturali americane agli americani, e quindi tu c’entri poco e sai già che farai fatica a seguire ed ad appassionarti. E che ti inizia a parlare di un uomo bello, bravo, forte, perfetto, lineare e magari un poco insulso, lo stereotipo senza spessore di un WASP americano.
E quella è la trappola, per cui ti avvicini senza timori. Perché poi ti trovi altrove. Intanto sei già sorpreso nel trovarti in una America di terrorismo interno ai tempi del Vietnam ai più sconosciuta. E poi ti trovi in complesse dinamiche familiari e non, padri saggi ma arcaici e ingombranti, fratelli non fraterni e amici poco amichevoli, donne bellissime che al tuo fianco da una vita non hai mai compreso del tutto, figli che nonostante tutto il tuo amore impotente trovano il modo di perdersi, tutti analizzati come dal terapeuta, e che ti raccontano di come tutto sia (e sia sempre stato) più complicato, nonostante la narrazione pubblica che se ne fa tra i sorrisi. E di come le cose, col tempo, possano solo cambiare in peggio, anche se fai finta di nulla, anche se hai la volontà e (credi) anche la forza di resistere. Tu fai tutto per bene, e le cose (che secondo ‘stupidi schemi superati’ diremmo ingiuste) accadono.
Perché nella vita di oggi (ma forse di sempre, nonostante ciò cui preferiamo credere), fare le cose per bene, essere una persona mentalmente ottimista e positiva e giusta, e fare di tutto perché ciò sia la base di una vita felice, di affetti e valori, di benessere e di crescita non porta sempre al premio e non viene più riconosciuto come un valore. Chi ancora ci crede e ci prova, e resta sconvolto ad ogni segno che il mondo non è come dovrebbe essere, non è una persona come tutte le altre, come sarebbe bello tutti fossero. E’ in realtà un eroe solitario (e sconfitto), continuamente smentito e deriso dalla vita.
Ma, nonostante tutto, è una stella nel buio, che è una cosa bella. La stella dello ‘Svedese’, che in realtà non è poi così stupido e che si consola e forse anche cerca di capire e si adegua un poco, e trova il proprio senso brillando di luce propria, magari trovando anche il modo di accettare e di reagire alle proprie incolpevoli sconfitte. Anche fosse solo per se stesso e quei valori che si stanno perdendo, in America come altrove. E che è stato (ora lo sappiamo) un peccato mortale perdere, un errore senza ritorno.
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Anche su Goodreads (05/02/2017) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/2084963290