L’importanza della verità, e della memoria

“Il volo. Le rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos”
di Horacio Verbitsky.

Alice, poco più che ventenne, dinanzi ai nostri boccali mi chiede di cosa parla il libro che sto leggendo. ‘Ricordi i desaparecidos?’ le chiedo. Mi guarda, domanda ‘No, chi sono?’. Sono sorpreso. La dittatura argentina, le decine di migliaia di persone sequestrate torturate gettate vive nude nell’oceano, le madri di Plaza de Mayo che da allora chiedono verità e giustizia e soprattutto i nomi. Uno dei drammi più crudeli e inumani del secolo passato, che ha segnato la nostra (in)civiltà moderna tra omertà e complicità non solo argentine oltre le forze armate golpiste fino ai governi pseudodemocratici di Baires e alla chiesa cattolica.

Desaparecidos, scomparsi. L’obiettivo dei generali era quello di cancellare i fatti di cui erano responsabili semplicemente negandoli, di organizzare un sistema in cui le persone sparivano nel nulla, pur dopo averle sequestrate per nome e cognome. Ben sapendo che le colpe conclamate di Pinochet in Cile ne avevano decretato la condanna internazionale, decisero di agire nell’ombra e senza assunzione alcuna di responsabilità. Vigliaccamente, con arroganza e presunzione, continuarono a nascondere la verità dietro le loro menzogne, mentre continuavano a far sparire le persone coinvolte nella guerriglia, ma anche solo nel dissenso. A migliaia.

Per dieci anni, fino al 1983 che è quasi l’altro ieri, le persone sparivano ogni settimana. I familiari minacciati o fatti girare a vuoto tra una istituzione e l’altra, o sparivano anch’essi. Corpi irriconoscibili venivano ritrovati sulle spiagge d’Uruguay, testimonianze di superstiti derise e archiviate con disinteresse nell’oblio. Finchè… un giorno un militare, Adolfo Scilingo, si indigna del fatto che un paio di suoi colleghi non siano stati promossi a causa di alcuni loro eccessi nella lotta al terrorismo. Si indigna perché chiamati a responsabilità personali. Adolfo Scilingo decide di spiegare al mondo che non erano state decisioni personali. Era la prassi.

Nascono così questa intervista e libro sconvolgente. Si scoperchia la verità aldilà dell’omertà di sistema giunta sino ai livelli più alti militari, politici e religiosi. Il sequestro, la tortura, l’eliminazione degli oppositori con la pratica ‘cristiana’ (perché approvata dalla chiesa) dell’abbandono in alto mare, ossia del ‘volo’, di uomini e donne narcotizzati e denudati, erano la pratica normale del regime. La Marina, l’Esercito e l’Aviazione gestivano ognuno campi di raccolta clandestini per gli arrestati e, dopo tortura, li eliminavano facendo poi sparire ogni documentazione. Lasciando le madri di Plaza de Mayo sole e impotenti a invocare giustizia.

Da questo libro iniziò poi simbolicamente un lungo processo di ricerca della verità, di epurazione e normalizzazione. Processo non semplice, fatto di passi avanti e indietro, rivolte militari e leggi di perdono, e poi ancora riaperture di antichi processi in Argentina ma anche a Madrid, Roma, Parigi. Perchè reati così crudeli non possono cadere in prescrizione, sono reati contro l’umanità e il mondo intero ne è giudice. Quel mondo che non dovrebbe mai dimenticare il passato, così come invece volevano i militari, per non ripeterlo. Per Alice e i ragazzi, per chi non ne ha conosciuto gli errori e gli orrori. Per un futuro diverso, nonostante tutto.

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Anche su Goodreads (9/9/2024) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/6783591999

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