La Storia non ha pietà

“Ogni mattina a Jenin” di Susan Abulhawa.

La Storia, quella prepotente con la S maiuscola, non ha pietà. E non ha umanità, empatia, ritegno o vergogna. Non ha regole morali e si sottrae al giudizio universale. ‘Vae victis!’, guai ai vinti come disse Brenno. E così è accaduto che un popolo già perseguitato, violentato, scientificamente sterminato, si volgesse alla terra di Palestina reclamando un diritto alla vita, e anche alla compensazione. Avrebbe potuto farlo in maniera pacifica, avrebbe potuto creare un modello di comunità nuovo, ebrei e palestinesi insieme, un ideale di pace dopo tanta guerra e dolore. Ma non lo fece. Pian piano, secondo un piano mai scritto ma cresciuto sulle paure da menti e corpi ancora doloranti, la sua comunità crebbe separata e sempre più aggressiva. E per crescere cominciò a sopraffare coloro che quella terra avevano vissuto e amato prima di loro. A sopraffare sistematicamente, a violentare e pian piano sterminare. Così la Storia prepotente che li aveva offesi, offese di nuovo, e stavolta con le loro azioni.

Così tutto si ripete e cambia il destino dei popoli. Come i tedeschi avevano cambiato il destino del popolo ebreo, e di tutte le singole vite che lo costituivano, e di tutte le loro storie d’amore e di speranza, e dei bimbi e delle madri e degli anziani che giorno dopo giorno perdevano il futuro, così gli israeliani hanno cambiato il destino del popolo palestinese. Anche stavolta, il destino di tutte le singole vite che, da un futuro esattamente uguale al nostro di pace e affetti e speranze, si sono ritrovate senza motivo in un modo di espropri e deportazioni, campi profughi e resistenza, oppressione e disperazione ed esilio. La Storia fa così: prende un popolo e ne fa un oppresso, ne prende un altro e lo rende oppressore. Stavolta forse ha fatto il suo capolavoro laddove ha reso gli oppressi oppressori. E non interessano le vicende dei singoli, gli amori e i dolori di ciascuno, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, le eccezioni e gli scherzi del destino. Tutte queste sono minuzie di cui la Storia non si interessa.

Il grande merito di questo romanzo, che ho trovato assolutamente importante, è invece aver posto questa grande Storia davanti alla realtà. Che è fatta di popoli, sì, ma anche e sopratutto di singoli. Di legami, affetti, speranze, dolcezza e amore, e che di fronte alla Storia conoscerà invece separazione, dolore, disperazione, amarezza e morte. La vicenda del confronto tra popolo palestinese ed ebraico è ripercorsa in modo storicamente rigoroso a partire dal dopoguerra e ci aiuta a capire meglio ciò la Storia scriverà sui libri bugie comprese, ma non abbandona mai le persone, le loro sofferenze e magari le loro contraddizioni. Ci sono ebrei giusti in questa vicenda, e impotenti nella loro comprensione di ciò che accade, e ci sono anche le vicende del popolo palestinese comprese le loro drammatiche lotte intestine oltre la lotta armata. Narrate con l’animo affranto dei suoi protagonisti, con la disperazione della perdita continua di affetti e di futuro. E nonostante tutto con l’amore dei padri, delle madri, dei figli e delle figlie di questa terra dolorante.

Non riesco ad allontanarmi dall’idea che un’altra storia sarebbe stata possibile, che questa terra che accolse i primi coloni in fuga dai campi di concentramento nazisti e che nessuno voleva avrebbe potuto cambiare il destino del mondo parlando di amore e convivenza nella diversità. Invece una terra fertile e ospitale è diventata luogo di oppressione e morte, ha permesso alla Storia di perpetrarsi aldilà di questa umanità sempre sconfitta nei suoi princìpi migliori, sempre asservita alla legge del più forte, del più crudele. Un tempo lontano, da ragazzo, avrei pensato che forse però alla fine sarà il bene a prevalere, che di fronte alla impossibilità di una soluzione cruenta, davanti ai vantaggi enormi derivanti dalle differenze unite si sarebbe potuti giungere insieme verso un mondo migliore. Un tempo, da ragazzo. Però oggi, sopratutto oggi che troviamo la Palestina in apertura di ogni notiziario, forse quel ragazzo abbasserebbe il capo riconoscendo alla Storia, quella prepotente con la S maiuscola, la sua ennesima vittoria.

—ooo0ooo—

Anche su Goodreads (4/9/2024) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/6677877785

2 pensieri riguardo “La Storia non ha pietà

  1. Sei riuscito a cogliere la profondità e la complessità del conflitto trattato nel libro di Susan Abulhawa in modo davvero toccante. Il modo in cui descrivi l’indifferenza della ‘Storia con la S maiuscola’ di fronte alle vite individuali mi ha fatto riflettere su quanto le narrazioni personali siano fondamentali per comprendere le grandi tragedie umane. Concordo pienamente con te: sarebbe stato tutto così diverso se la Storia avesse scelto un percorso di convivenza e pace. Grazie per aver condiviso un’analisi così ricca e stimolante.

    Piace a 2 people

Lascia un commento