
Un amico, tra un bicchiere di vino e l’altro, mi ha consigliato di leggere il ‘Frankenstein’ di Mary Shelley, piacevole sorpresa aldilà di quanto attendibile da un classico del nostro immaginario. E ho seguito il suo consiglio con una versione in lingua originale. Tramite cui ho conosciuto la intrigante Mary Shelley, figlia di anarchici, che a 19 anni fugge in Svizzera col suo amante sposato per andare a trovare Lord Byron, che la sfida a scrivere un racconto dell’orrore.
E Mary, in un bell’inglese comprensibile e armonioso, dopo lunga e infruttuosa attesa di un’ispirazione, si inventa infine la vicenda del dottor Frankenstein e del suo mostro. Che è ben altro dallo stereotipo a noi tramandato di film in film, e non dunque e solo il mostro possente ma sostanzialmente basico, quasi stupido. Ciò che mi ha sorpreso di più di questa lettura, infatti, è che il mostro è un essere assolutamente senziente, alla ricerca di una ragione d’esistenza, uno scopo.
Creato dal nulla, è alla ricerca continua. Di accettazione, riconoscimento, amicizia, amore. Ma il suo aspetto orrendo, la diversità non gli permetteranno di essere accettato, di veder riconosciute qualità e bisogni. Verrà rifiutato, emarginato, e ne soffrirà oltre ogni limite. Solo, perso tra i suoi desideri frustrati, troverà nella vendetta e nel dolore condiviso la ragione di vita. Troverà la sua strada, contraria ai nobili propositi. La strada del dolore, il proprio e l’altrui.
Ben fatto, Mary, ben fatto veramente.
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Anche su Goodreads (14/5/2024) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/6462957556