
Per Milad, creatura palestinese di 5 anni, quel giorno doveva essere un giorno molto speciale perché la sua classe va in gita al parco. Ma non sarà speciale come ognuno al mondo avrebbe sperato. Perché sta piovendo a dirotto e le strade riservate ai mezzi palestinesi senza permesso sono tortuose e maltenute, perché il pulman è vecchio e poco controllato, perché tutto è approssimativo e ci sarà un brutto incidente.
Accade anche da noi a volte, ma lì la situazione è differente. Perché i soccorsi dei mezzi israeliani non intervengono anche se a due passi e vedono il fumo, e quelli palestinesi non sono autorizzati se non dopo una complessa trafila attraverso i check-point. Così le fiamme divampano e la tragedia si compie, tra eroismi e disperazioni, mentre i parenti girano gli ospedali alla ricerca dei superstiti.
Dunque, è la cronaca di drammi personali? Anche, senz’altro, una storia intensa e dolorosa. Ma l’intensità e il dolore sono accentuati al massimo dal contesto, dalle difficoltà artificiali create ai soccorsi, dalla segregazione. Perché questa, la segregazione, è la vera storia raccontata da Nathan, il cuore del romanzo. Sono i mille stratagemmi politici e pratici che sanciscono di fatto l’apartheid non conclamato in Palestina.
Un cuore fatto di mappe dettagliate e di articolati cenni storici alle lotte interne palestinesi e all’intifada, un cuore che descrive la realtà del continuo processo di separazione ed espulsione dei palestinesi fatto di espropri e colonizzazioni selvagge, infinite schiere di muri e serie di check-point, carte di permesso di colori vari e processi e carcerazioni, minimizzazione di servizi essenziali e limitate autonomie.
Un romanzo che, a partire da una storia personale di dolore, si espande pian piano al confronto infinito tra la sofferenza di un intero popolo a fronte della determinazione di una società che ne intende occupare le terre, e che allo stesso tempo vuole testimoniare e narra delle contraddizioni interne e delle differenze che pure esistono nelle due comunità, sia nelle loro leadership che tra la gente comune.
Si parte così da Milad e dalle famiglie per raccontare della costruzione dei muri e delle colonie. Per permetterci di capire come e perché le cose accadono, che è il pregio enorme di questo lavoro, quello che resta dentro. E poi, raccontato tutto ciò che si poteva, Nathan ci riporta da Milad nella sua comunità. Che vivrà con le conseguenze di tutto in un presente orribile, da cui non si vede la luce del futuro.
Al loro dolore infinito e, soprattutto, reale. Perchè, come spiega Nathan, ‘questa non è un’opera di finzione’. Sì, le persone col loro nome e le vicende, i fatti storici e le testimonianze sono reali. Molto più di un romanzo, questo è il frutto di anni di ricerca a partire dal fatto di cronaca fino a tutto il resto e di convivenza con i protagonisti e con il loro dolore. Un’opera unica, giustamente scelta dal Pulitzer 2024.
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Anche su Goodreads (25/6/2024) al link:
https://www.goodreads.com/review/show/6532244840