Shoah

Largo 16 Ottobre 1943 (Portico d’Ottavia, 2019).

Per la Giornata della memoria, oggi 27 Gennaio.

«Quando i nazisti presero i comunisti,
io non dissi nulla perché non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici
io non dissi nulla perché non ero socialdemocratico.
Quando presero i sindacalisti,
io non dissi nulla perché non ero sindacalista.
Poi presero gli ebrei,
e io non dissi nulla perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa».

Questo è storicamente il testo originale del sermone del pastore luterano Martin Niemöller, che poi ispirò anche il drammaturgo Bertold Brecht, sull’inattività colpevole degli intellettuali tedeschi in seguito all’ascesa al potere dei nazisti e delle purghe sui loro obiettivi scelti. Giorno dopo giorno, gruppo dopo gruppo, in un crescendo di discriminazioni che alla fine risultò abominevole. Ne esistono altre versioni più popolari.

Tutte ci ricordano che, oggi come ieri, le grandi tragedie nascono pian piano, senza che ce ne accorgiamo. E si realizzano contando sulla nostra apatia politica di fronte a singoli obiettivi apparentemente minori di discriminazione che sembrano non riguardarci, e che pian piano si ingigantiscono, se non contrastati adeguatamente. Coinvolgendo alla fine persone assolutamente normali e a noi vicine, forse anche direttamente ciascuno di noi.

Come fu per la giovane Anne Frank, costretta a vivere la sua adolescenza nascosta al riparo dalle deportazioni che pure infine la colsero. Una ragazza che avremmo potuto essere noi, incolpevole vittima della discriminazione per un motivo qualsiasi. Che allora era razziale e abominevole, e oggi si manifesta ancora in modi più lievi per alcune categorie sociali. La storia e Niemöller ci ricordano, però, che è dalle lievi discriminazioni che si comincia.

—ooo0ooo—

Di Anne Frank, a valle della cronaca calcistica del 2017, volli approfondire la conoscenza. E lessi la vita ed i pensieri di una giovane donna intelligente e curiosa. Una come tutti noi.

Da Goodreads sul “Diario” di Anne Frank:

Il diario della speranza

Un poco per manifestare rispetto dopo gli ultimi fatti di cronaca pseudo-calcistica, un poco per colmare una grave lacuna, ho finalmente deciso di conoscere le vicende de ‘l’Alloggio segreto’ di Amsterdam raccontate da Anne. E ne sono stato molto contento.

Non che ci sia molto da aggiungere alle riflessioni universali già espresse da tanti, ma come nota personale mi piace dire che ho trovato la rivelazione intima di Anne straordinariamente fresca e viva, pur se naturalmente figlia del suo tempo, con tutti gli impulsi che possono stimolare una intelligente e curiosa giovane di 13 anni alla scoperta della sua nuova identità intellettiva, sociale e anche fisica. Una bambina che diventa donna e persona, pur se in condizioni di estrema cattività, e cosciente di questo processo. E anche coscienziosa nell’alimentarlo con letture, studio, gestione dei rapporti interpersonali e familiari, e dei propri nuovi sentimenti. Come e forse molto più dei giovani di oggi.

Ed ho trovato interessante il valore storico celato nelle pur frammentarie informazioni che vi si trovano. Dalla vita sotto un’occupazione tedesca in decadenza tra razionamenti, mercato nero, rastrellamenti e bombardamenti, alle emozioni legate alle notizie via radio sulle avanzate russe e alleate sui vari fronti, tra entusiasmi per eventi positivi come la caduta di Mussolini ed insofferenza all’attesa dello sbarco degli alleati verso l’Olanda. In un contesto di preoccupazioni e paura di essere scoperti che non possiamo immaginare, e con gli occhi e il cuore affranto di un tedesco perseguitato dalla sua stessa gente. E, ciò nonostante, in un contesto di speranza.

Per me è questa la dimensione più importante della testimonianza di Anne. Oggi conosciamo l’epilogo tragico di quella vicenda che dopo più di due anni di vita nascosta portò Anne e la sua famiglia ad essere deportati nella metà del ’44, e Anne a morire a pochi giorni dalla liberazione. Un epilogo che fa del suo ‘Diario’ un beffardo antefatto ideale al dramma de ‘La notte’ di Elie Wiesel. Per Anne, però, era solo una delle possibilità, perché la sua invece era e sarà sempre la dimensione della speranza di un futuro migliore e colmo di soddisfazioni. Da sempre, è questa la dimensione che caratterizza e ammiriamo in una giovane bella persona, e che da sempre viene da noi tutti tristemente tradita.

Roma, 8 Novembre 2017 – Leggimi anche su
https://www.goodreads.com/review/show/2164977253

3 pensieri riguardo “Shoah

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